Gentiloni in Iran, soluzione positiva negoziato nucleare porterà

Gentiloni in Iran, soluzione positiva negoziato nucleare porterà

Un mercato dal potenziale enorme per la "business community" italiana e un partner fondamentale per risolvere crisi regionali e globali, con particolare riferimento alla "lotta al terrorismo, all'estremismo e alla minaccia del Daesh", acronimo arabo dello Stato islamico (Is). E' questa la prospettiva italiana sull'Iran, paese a cui il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha portato oggi il suo invito a "fare ogni sforzo" per una conclusione positiva dei negoziati sul nucleare, vantaggiosa per tutte le parti in causa.

In quasi un'ora di colloquio a Teheran con l'omologo Mohammad Javad Zarif, Gentiloni ha voluto rimarcare il ruolo di apripista che l'Italia ha avuto fin dall'inizio con la nuova amministrazione iraniana, sottolineando che i nostri imprenditori "accoglierebbero con grande tempestività" una soluzione positiva del controverso dossier sul nucleare e la conseguente, graduale rimozione delle sanzioni internazionali.

La soluzione della questione nucleare, in effetti, potrebbe avere un grosso impatto economico sull'Italia, che proprio a causa delle sanzioni internazionali, a partire dal 2012 ha conosciuto un drastico calo dell'interscambio con il paese del Golfo. Secondo l'Ice, nel 2011 gli scambi bilaterali hanno raggiunto il record di 7,1 miliardi di euro, ma ne 2013 non hanno superato 1,2 miliardi.

L'Ice calcola che nel triennio 2014-2016, salvo una svolta positiva dei negoziati sulle sanzioni, l'Italia (che pure è ancora il secondo esportatore verso l'Iran dopo la Germania) possa esportare verso la Repubblica Islamica beni per appena tre miliardi di euro, a fronte dei 19 che avrebbe potuto esportare in assenza di provvedimenti restrittivi. Da Teheran, il messaggio di Gentiloni è rivolto non solo ai negoziatori, ma anche alle imprese italiane.

Da un lato, "nei settori non sanzionati – ha spiegato il ministro al termine dei suoi incontri – il mondo delle imprese italiane deve essere aiutato a sapere che è assolutamente possibile e anzi utile lavorare in un mercato così grande e importante". Dall'altro, deve essere pronto a scommettere su un mercato che si farebbe ancora più "promettente", se le sanzioni sul nucleare fossero rimosse.

Questa fase dei negoziati "è sensibile", come ha sottolineato Zarif. Nei colloqui svoltisi in Svizzera nei giorni scorsi con il gruppo 5+1 sono stati fatti avanti passi avanti importanti, soprattutto su questioni tecniche. L'aspettativa è quindi alta per la ripresa dei colloqui, già la prossima settimana, in vista di un'intesa di principio a fine marzo e di un accordo definitivo a giugno.

Certo i nodi da sciogliere sono tanti. Alcuni riguardano proprio i tempi dell'intesa, con Teheran che vorrebbe una definizione quanto più completa possibile del quadro dell'accordo già a marzo. Altri riguardano modalità e tempi di rimozione delle sanzioni, che Zarif non esita a definire "ingiuste" e "inutili".

Quel che a questo punto sembra certo è che l'impegno della "leadership iraniana" per risolvere la questione è "forte e compatto", come Gentiloni ha potuto constatare nei suoi colloqui tanto con il moderato Zarif quanto con il più conservatore Ali Larijani, presidente del Parlamento. Nei colloqui con quest'ultimo, "la premessa è stata un totale sostegno allo sforzo" del governo nell'ambito dei negoziati.

Per l'Italia, "l'invito a compiere ogni sforzo possibile per l'esito positivo dei negoziati - ha spiegato Gentiloni - è anche la premessa a un impegno comune" contro lo Stato islamico. Su questo tema, il quadro emerso nei colloqui di Teheran è "allarmante, per l'estensione a diverse aree di crisi, dalla Libia all'Afghanistan, ma che ha il suo cuore nelle vicende il Siria e in Iraq". Il tema, insieme al nodo sul nucleare, sarà anche al centro dei colloqui di domani, quando il capo della Farnesina incontrerà, tra gli altri, il presidente Hassan Rohani.