La centralità della diplomazia culturale nelle relazioni tra Ira

La centralità della diplomazia culturale nelle relazioni tra Ira

Questo post raccoglie il mio intervento pronunciato nel corso della conferenza dal titolo: “La centralità della diplomazia culturale nelle relazioni tra Iran e Italia”, tenutasi presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana, il 12 marzo 2015, alla presenza del Ministro della Cultura e della Guida Islamica della Repubblica Islamica dell’Iran, Ali Jannati.

Un ruolo decisivo nello stabilire contatti, relazioni, scambi tra Paesi appartenenti a realtà anche assai distanti può essere svolto dalla diplomazia culturale: un ambito nel quale si sta diffondendo una consapevolezza sempre maggiore delle opportunità e del potenziale impatto positivo che un’accorta valorizzazione di ciò che è comune, e insieme del confronto e dello scambio reciproco su quanto è invece specifico delle diverse civiltà, può avere sul piano dei rapporti diplomatici e del dialogo politico, così come su quello degli scambi commerciali e turistici – con particolare riferimento al turismo culturale –, oltre che più specificamente intellettuali.

L’Iran e l’Italia sono due Paesi accomunati dall’essere entrambi eredi e custodi di uno straordinario patrimonio di storia, arte e cultura: e proprio l’opera di conservazione del patrimonio è stata occasione, anche nel passato recente, di una stretta collaborazione, che ha visto in particolare l’impegno di archeologi italiani a Persepoli, a Isfahan e nel sito UNESCO della Cittadella di Bam. Lo scambio culturale può avvenire, ed essere utile nel favorire il dialogo tra le società, non soltanto sul piano dello studio e della conservazione della cultura del passato, ma anche su quello della definizione di nuovi prodotti culturali; e vorrei citare a tale proposito, in particolare, due ambiti nei quali la cultura iraniana si è saputa proporre in questi anni come un’assoluta eccellenza e si è insieme aperta all’incontro e al confronto con le culture degli altri Paesi, a cominciare dall’Italia.

Il primo ambito è quello del cinema, che ha visto in Iran l’affermarsi di autori universalmente considerati tra i massimi esponenti dell’arte filmica mondiale, da Abbas Kiarostami a Jafar Panahi e a Mohsen Makhmalbaf, le cui opere sono state applaudite e premiate nei maggiori festival internazionali – ricordo in particolare il Leone d’Oro del Festival di Venezia vinto nel 2000 dal film “Il cerchio di Jafar Panahi” e la Palma d’Oro del Festival di Cannes assegnata nel 1997 a “Il sapore della ciliegia” di Abbas Kiarostami, ma anche, più di recente, l’Orso d’Oro del Festival di Berlino e l’Oscar per il miglior film in lingua straniera conquistati nel 2011 da “Una separazione di Asghar Farhadi”.

La consegna al Ministro Ali Jannati di un volume dedicato a Palazzo Mattei di Paganica

Quanto all’arte contemporanea, grande risonanza ha avuto nel 2009 la mostra allestita presso il Chelsea Art Museum di New York e la mostra delle opere di sei artiste iraniane di fama internazionale allestita nel 2010 a Ferrara, nel contesto della XIV Biennale Donna. Ma penso anche, più in generale, alla eccezionale ricchezza dell’artigianato iraniano, che costituisce un patrimonio di assoluto valore artistico, che meriterebbe di essere maggiormente conosciuto e amato nel mondo, ed è insieme un fondamento dell’identità culturale nazionale; e non posso non accennare anche a un’altra straordinaria manifestazione della storia e della cultura iraniane, quella rappresentata dai giardini. Sono soltanto alcuni esempi dell’importanza e della ricchezza della civiltà iraniana, che – come accennavo all’inizio di queste brevi riflessioni – può divenire la premessa di un incontro e di uno scambio virtuoso tra le società di Paesi anche assai lontani per tradizioni e sensibilità. Vorrei citare a questo proposito un passo del memorabile discorso pronunciato il 5 settembre 2000 alle Nazioni Unite dal presidente Mohammed Khatami nel contesto di una tavola rotonda sul dialogo tra le civiltà:

«Per garantire una naturale unità e armonia, di forma e sostanza, alla dimensione globale della cultura, e per prevenire l’anarchia e il caos, tutte le parti in causa dovrebbero intraprendere un dialogo attraverso il quale scambiarsi saperi, esperienze e conoscenze nelle diverse aree tematiche della cultura e della civiltà. Oggi è impossibile impedire alle idee di circolare liberamente tra culture e civiltà delle più disparate regioni del mondo. Comunque, in assenza di dialogo tra pensatori, studiosi, intellettuali e artisti provenienti da diverse cultura e civiltà, il pericolo di una solitudine culturale sembra imminente. Una tale condizione priverebbe tutti noi sia del conforto derivante dall’esperienza della propria cultura, che di quello che potrebbe offrire il vastissimo, aperto orizzonte della conoscenza delle culture altre».

Quella del dialogo tra le culture è una missione importante non soltanto sul piano – che è già di per sé, ovviamente, fondamentale – dello scambio intellettuale e, di conseguenza, della possibilità di convivere armonicamente all’interno di una stessa società pur appartenendo a culture che possono essere molto diverse tra di loro; è un compito cruciale anche in vista della coesistenza pacifica tra gli Stati. Nelle mie ripetute visite in Iran ho avuto modo di conoscere e di apprezzare da vicino la straordinaria ricchezza del patrimonio e della cultura di questo Paese: sono convinto che sia proprio sulla base della condivisione e dello scambio tra le culture che l’Italia in particolare può tornare ad avere un ruolo importante nel dialogo con l’Iran, in un momento nel quale il vostro Paese sta gradualmente promuovendo, grazie all’impegno del presidente Rouhani, la propria legittimazione a livello internazionale.

È un compito assolutamente fondamentale, che comporterà anche il rimettere in discussione alcune modalità che si sono rivelate inefficaci nelle relazioni internazionali, a cominciare dall’idea di supremazia, alla quale occorre sostituire quella di rispetto reciproco; ed è un compito nel quale la Cultura potrà realizzare il suo fine più alto: che non è soltanto quello di ‘conoscere sé stessi’, la propria storia e la propria identità di popoli e di comunità, ma anche e soprattutto quello di conoscere ‘gli altri’, di entrare in dialogo con le comunità e le culture diverse dalla propria, di saperle comprendere e apprezzare, ponendo così le basi per costruire una vera cultura della pace. Accanto a questo aspetto ve ne è un altro legato all’esigenza di rispettare e salvaguardare i beni culturali e ambientali, che sono un’eredità che abbiamo ricevuto in dono dal nostro passato e che abbiamo la responsabilità di trasmettere alle generazioni future.

In questo senso, la registrazione di un sito come Patrimonio dell’Umanità può contribuire a sviluppare la consapevolezza della sua importanza e della sua ‘fragilità’, della necessità quindi, per i turisti, di visitarlo con rispetto e attenzione alla sua salvaguardia, e insieme di rendersi conto del fatto che ciò che si sta visitando non è solo un’attrazione turistica, ma si tratta di opere, di monumenti, di paesaggi che hanno alle spalle una storia, in alcuni casi plurimillenaria; che sono l’esito di una tradizione di arte e di cultura che occorre conoscere se li si vuole comprendere; che – infine – sono espressione profonda dell’identità culturale dei Paesi che li ospitano, che va anch’essa conosciuta, rispettata, ammirata. Mi sembrano ancora assai attuali, in questo senso, i principi enunciati nel 1999 in Messico dall’ICOMOS nel «International Cultural Tourism Charter. Managing Tourism at Places of Heritage Significance».

Il documento prendeva le mosse dalla constatazione che «in tempi di progressiva globalizzazione, la tutela, la conservazione, la comprensione e la valorizzazione del patrimonio e delle differenze culturali di ogni luogo e regione è una sfida importantissima per tutti noi» per sostenere che «uno dei principali obiettivi della gestione del patrimonio culturale è comunicare il suo valore e il suo bisogno di cure alla comunità che lo ospita e a chi lo viene a visitare. Un adeguato e ben gestito accesso fisico, intellettuale e/o emotivo al patrimonio e alla cultura contemporanea è sia un diritto che un privilegio. Porta con sé un forte rispetto per il valore del patrimonio – interesse e ‘capitale’ per la comunità che oggi lo possiede e ne è custode – e per il paesaggio e tutte le forme di cultura a partire dalle quali quel patrimonio si è costituito».

Nel documento venivano formulati tre obiettivi, che possiamo senz’altro condividere: 1) «Facilitare e incoraggiare tutti quelli che sono coinvolti nella conservazione e la gestione del patrimonio culturale nel renderlo accessibile»; 2) «Facilitare e incoraggiare il ruolo dell’industria turistica nel promuovere e gestire il turismo in modi che rispettino e valorizzino il patrimonio culturale e la cultura contemporanea delle comunità che li ospitano»; 3) «Facilitare e incoraggiare il dialogo tra le esigenze di tutela e l’industria del turismo riguardo il valore e la delicatezza dei luoghi del patrimonio culturale, le raccolte d’arte e l’arte contemporanea, includendo come tema quello di un futuro sostenibile per esse»; 4) «Favorire piani economici e politiche in grado di conseguire il raggiungimento di obiettivi misurabili e di elaborare dettagliate strategie in merito alla valorizzazione e alla divulgazione del patrimonio culturale e delle attività ad esso connesse, sempre tutelandolo e conservandolo».

L’inclusione nella lista dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO può contribuire, evidentemente, in modo determinante alla realizzazione di questi obiettivi. Lo sviluppo di un turismo sostenibile e culturalmente consapevole, nel favorire l’incontro tra le culture, può divenire allo stesso tempo la premessa di un confronto e di uno scambio virtuoso tra le società di Paesi anche lontani per tradizioni e sensibilità, e dare un importante contributo, di conseguenza, alla diplomazia. Ho potuto visitare personalmente il giardino Shazdeh presso Kerman e il giardino Fin a Kashian, e sono rimasto impressionato dalla loro bellezza. Davvero si comprende la definizione che dei «paradisi» dava Socrate nell’Economico di Senofonte come «pieni di tutte le cose belle e buone che la terra è solita produrre»; e lo stesso Senofonte racconta nello stesso testo un episodio che mi fa piacere ricordare: «Si dice che Ciro, quando Lisandro venne da lui per portargli i doni degli alleati, tra gli altri segni di cordialità gli abbia mostrato personalmente – a detta sua – anche il “paradiso” di Sardi. Lisandro ne rimaneva meravigliato: gli alberi erano belli, piantati a distanza regolare e tutti formavano angoli perfetti; molti e gradevoli erano i profumi che li accompagnavano nella loro passeggiata. Meravigliandosi di ciò disse: “Sono proprio meravigliato, o Ciro, per la bellezza di tutto questo, ma molto di più ammiro chi ha misurato e disposto ogni cosa. E’ opera di un sovrano di grande saggezza”».

Ho anche avuto modo di conoscere e di apprezzare da vicino la straordinaria bellezza di Isfahan, della quale Robert Byron scriveva che la sua bellezza «prende la mente di sorpresa» e, «prima che te ne accorga, Isfahan è divenuta indelebile e ha insinuato la sua immagine in quella galleria personale di luoghi che ciascuno conserva gelosamente». Proprio ricordando le letture di Byron un professore americano di letteratura inglese a Harvard, Stephen Greenblatt, nell’aprile 2014 viene invitato dall’Università di Tehran a parlare al primo Congresso Iraniano dedicato a Shakespeare. Greenblatt era da sempre stato affascinato dall’arte e dalla cultura persiana (anche grazie alle suggestioni letterarie fornite da uno scrittore come Robert Byron, nel suo “La via per l’Oxiana”), ma non era mai riuscito ad andare a visitare l’Iran. Il suo racconto dell’incontro con la gente iraniana – soprattutto giovani e studenti – è incentrato sulla gioia di scoprirsi più vicini e simili del previsto, grazie ai grandi temi letterari condivisi. È riportato sul numero appena uscito della New York Review of Books. Il passaggio che mi ha colpito di più lo voglio riportare qui:

“Che cosa intendevo dire quando dicevo che Shakespeare era stato il mio ‘tappeto volante’ per raggiungere l’Iran? Per più di quattro secoli [Shakespeare] era stato un collegamento importantissimo, che valicava tutti i confini che dividono le culture, le ideologie, le religioni, le nazioni e qualunque altro dei modi in cui gli esseri umani definiscono e delimitano le loro identità. Le differenze, naturalmente, rimangono – Shakespeare non può cancellarle – eppure egli offre sempre l’opportunità di ciò che chiamava “espiazione”.

E ancora: «Dall’XI secolo in poi architetti e artigiani hanno registrato le fortune della città e i suoi cambiamenti di gusto, di governo e di fede. Gli edifici riflettono queste vicende locali; è il loro fascino, comune a molte città antiche. Alcuni di essi però illustrano in modo autonomo i vertici dell’arte e collocano Isfahan nel numero più ristretto di quei luoghi, come Atene e Roma, che costituiscono una fonte continua di delizia per tutta l’umanità». Ma vorrei ricordare anche i molti, meravigliosi musei che ho avuto occasione di visitare, e che mi hanno colpito per lo straordinario interesse delle collezioni e della cultura della quale sono espressione: il Museo Nazionale dell’Iran, il Museo delle Arti Contemporanee di Tehran, ma anche il Museo del Film e il Museo del Tempo. È una ricchezza, quella della cultura iraniana, della quale i vostri cittadini sono pienamente consapevoli e giustamente orgogliosi, come ho potuto vedere nel corso degli incontri che ho avuto occasione di fare durante i miei viaggi; ed è una ricchezza sulla cui tutela e valorizzazione è possibile investire per sviluppare un modello innovativo di turismo culturale.

E vorrei ora brevemente illustrare quali sono stati i principi e le riflessioni che hanno ispirato e ispirano in questo ambito alcune delle iniziative positive che sono state sperimentate e realizzate grazie al nostro dialogo. Iniziative che hanno una duplice valenza: da una parte quello di incentivare un turismo culturalmente consapevole, dal quale possano trovare giovamento sia la qualità sia la quantità dell’offerta. La presenza del prof. Puglisi, rettore dello IULM, è segno della volontà delle nostre Istituzioni di affiancare il vostro Paese nello sviluppo di un’attività strategica. Attraverso la valorizzazione della ricchezza dei beni artistici e culturali, è possibile creare le migliori condizioni per godere del patrimonio e restituire al turismo questa dimensione di esperienza culturale: un obiettivo che può rivelarsi strategico anche dal punto di vista della valorizzazione economica dei beni culturali, perché offre l’opportunità sia di un maggiore e più continuativo coinvolgimento dei visitatori, sia di nuove possibilità di occupazione qualificata. Un passo importante nei rapporti tra i nostri Paesi e le nostre storie è rappresentato dall’accordo tra il nostro Istituto e l’Istituto della Grande Enciclopedia Islamica dell’Iran.

Infine, affinché le proposte che ho voluto brevemente esporre possano rivelarsi efficaci, è fondamentale investire nella comunicazione sia per portare alla luce e valorizzare il patrimonio diffuso del vostro Paese ma che di fatto rappresentano tesori di inestimabile valore, sia per consentire una conoscenza più matura e consapevole, e anche – è importante sottolinearlo – un uso più attento e responsabile, da parte di tutti, del vostro patrimonio monumentale, artistico e paesaggistico. ‘Marketing’ è termine spesso connotato negativamente nella visione di chi si occupa di cultura; ma, come per tante altre realtà e potenzialità con le quali ci porta a confrontarci l’evoluzione della cultura e della società, bisogna saper distinguere: piuttosto che rifiutare, o viceversa accettare acriticamente, le logiche del marketing, occorrerà chiedersi ‘quale’ marketing sia utile, e quale debba essere il fine di un ‘marketing’ teso a una corretta, e migliore, valorizzazione del patrimonio.

Oggi saper comunicare è una componente imprescindibile di qualsiasi attività che abbia una dimensione pubblica: è necessario dunque che anche chi si occupa, a diversi livelli e nei vari ambiti, di cultura, impari anche a comunicare bene l’importanza di queste realtà. In questo senso, anche una forma di turismo consapevole e culturale può divenire, in prospettiva, non soltanto una grande opportunità di sviluppo economico e di scambio di conoscenze, ma anche un passo importante verso la costruzione di quella diplomazia culturale di cui ho parlato all’inizio di questo mio intervento e che ritengo possa consentire di perseguire in modo più efficace della ‘vecchia’ diplomazia l’obiettivo di un dialogo aperto, pacifico e costruttivo tra i popoli e le nazioni.