Kermanshah

Kermanshah Kermanshah (in curdo: Kirmaşan) è il capoluogo dell'omonima regione e dell'omonima provincia situata nell'Iran occidentale. Si trova a 521 km da Teheran e a circa 80 km dalla frontiera irachena, alle pendici dei monti Zagros, a 1.392 m di altitudine.

Gli abitanti sono in maggioranza Curdi di diverse tribù, per la maggior parte insediati dopo la seconda guerra mondiale, parlano il dialetto meridionale curdo.

La città venne fondata nel IV secolo da Bahram IV, sovrano della dinastia dei Sasanidi. Conquistata dagli arabi nel 640, la città venne chiamata Qirmasin (Qirmashin). Nel XI secolo divenne la capitale del Kurdistan. I Safavidi fortificarono la città, e i Qajar respinsero un attacco turco sotto il regno di Fath Ali Shah Qajar (1797-1834). Occupata dall'armata turca nel 1915 appena prima della prima guerra mondiale, venne liberata nel 1917.

Le Iscrizioni di Bisotun (note anche come Bisitun o Bisutun, persiano antico: Bagastana, che significa "luogo o terra di Dio") sono delle iscrizioni multi-lingue situate sul Monte Behistun nella provincia iraniana di Kermanshah, vicino alla città di Jeyhounabad.

Le iscrizioni sono composte da tre versioni dello stesso testo, scritto in tre diversi stili cuneiformi; antico persiano, elamitico e babilonese. Un ufficiale del British Army, Sir Henry Creswicke Rawlinson, li trascrisse in due parti, nel 1835 e nel 1843. Rawlinson riuscì a tradurre il testo in antico persiano nel 1838, mentre l'elamitica e la babilonese vennero tradotte da Rawlinson ed altri dopo il 1843. Il babilonese era una forma evoluta della lingua accadica: entrambe facenti parte del ceppo semitico. Queste iscrizioni fecero per la scrittura cuneiforme quello che la stele di Rosetta fece per i geroglifici: fu il documento cruciale per decifrare un sistema di scrittura che si credeva perduto.

Le iscrizioni misurano circa 15 metri di altezza e 25 di larghezza, e si trovano 100 metri sopraelevati su di un pendio calcareo rispetto alla strada che unisce la capitale dell'impero babilonese e di quello dei Medi (Babilonia e Ecbàtana). È particolarmente inaccessibile visto che parte del lato della montagna venne rimosso al fine di aumentare la visibilità delle iscrizioni dopo il loro completamento. Il testo in antico persiano è composto da 414 linee divise in cinque colonne; l'elamitico conta 593 linee in otto colonne, mentre il babilonese è di sole 112 linee. L'iscrizione venne illustrata da un bassorilievo a grandezza naturale di Dario I che maneggia un arco come simbolo di regalità, con il piede sinistro sul petto di una figura stesa davanti a lui. Si suppone che la persona prostrata sia il pretendente al trono Gaumata. Dario è assistito ai lati da due servi, mentre dieci persone alte un metro si trovano sulla destra, con le mani legate e corde attorno al collo, rappresentazioni dei popoli sottomessi. Sopra di loro si trova un faravahar che benedice il re. Una figura sembra essere stata aggiunta in seguito; si tratta di un blocco di pietra unito alla parete con ferro e piombo.
Bisotun  Bisotun  Tagh-e Bostan  Tagh-e Bostan 
Temple of Anahita at Kangavar  Tempio di Anahita a Kangavar
Tekkiye Mo'aven ol-Molk Tekkiye Mo'aven ol-Molk